venerdì, 27 marzo 2009

Nel frattempo...

La vera vita di Sebastian KnightSebastian Knight, un geniale scrittore nato a Pietroburgo nel 1899 e educato in Inghilterra, muore in giovane età lasciando alcuni romanzi, una serie di racconti e un fratellastro, V., che decide di scriverne la "vera vita" ritornando nei luoghi frequentati dal defunto e rintracciandone le donne e gli amici. Ma V. è uno Sherlock Holmes maldestro e impacciato, le piste s'incrociano e si sovrappongono, i personaggi si sdoppiano, sfuggono, talvolta muoiono mentre la ricerca è in corso, e il libro di V. diventa un romanzo senza fine la cui forma aberrante sarebbe questa: "un autore scrive un libro su di un autore che vorrebbe scrivere un libro su di un autore il quale, incidentalmente, ha avuto in animo di scrivere una biografia fittizia; di questo autore praticamente non si hanno notizie che non siano ingannevoli o tautologiche, ed anzi l'unica vera "notizia" è che Sebastian, scrittore, ha scritto dei libri" (Giorgio Manganelli).
Ma è questo un romanzo o il romanzo di una biografia che è anche autobiografia? Vladimir Nabokov, nato a Pietroburgo nel 1899, si definiva "uno scrittore americano cresciuto in Russia, educato in Inghilterra, imbevuto della cultura dell'Europa occidentale", e di questo "scrittore americano" dalle innumerevoli sfaccettature La vera vita di Sebastian Knight si può considerare l'atto di nascita e il passaporto. È un atto di nascita perché dopo i romanzi e i racconti in lingua russa è il primo libro scritto direttamente in inglese (fu composto a Parigi nel 1938, perlopiù nella stanza da bagno di un minuscolo appartamento, e pubblicato in America nel 1941 da New Directions, la casa editrice diretta dal poeta James Laughiin); ed è un passaporto per l'emigrazione da una letteratura a un'altra, nella quale Nabokov trasferisce e arricchisce il suo armamentario di scrittore-scacchista e scrittore-entomologo, i suoi giochi verbali e numerologie!, le invenzioni e i colpi di scena di una regia partecipe e insieme impietosa, non di rado perversa, sempre imprevedibile.

"Il piccolo suggeritore calvo chiude il suo libro mentre la luce si smorza a poco a poco. La fine, la fine. Tutti tornano alla loro vita di ogni giorno (e dare toma alla sua tomba) - ma l'eroe rimane, perché, nonostante i miei sforzi, non posso venire fuori dalla mia parte: la maschera di Sebastian mi rimane incollata al viso, la somiglianza non potrà esser lavata via. Io sono Sebastian, o Sebastian è me, o forse siamo tutti e due qualcuno che ne l'uno ne l'altro conosce".

"Questo libro breve e "leggero" - pare avere la consistenza ingannevole del sughero - è in realtà un libro astutamente ambizioso; il suo obiettivo a me sembra quello di costruire un tessuto di parole - mi ripugna chiamarlo "romanzo" - attorno a un punto vuoto, una assenza, un luogo mentale, indefinibile. Questa assenza contiene, inoltre, un ulteriore gioco, quasi un pun, una astuzia verbale. La vita di Sebastian Knight, quella "vera", è perduta, perché nessun indizio porta al centro; lo scrittore è una larva, una immagine simile a quelle che si colgono prima del precipizio del sonno. Ma vi è dell'altro: lo scrittore non possiede il tempo come serie; il tempo è un luogo matematico nel quale si raccoglie tutto ciò che altri chiamerebbe "il mondo"".


Colazione da TiffanyÈ il romanzo di Capote del 1959 da cui è stato tratto il celebre film omonimo, in cui Audrey Hepburn interpreta Holly Golightly, la scanzonata, sbarazzina ed anticonformista protagonista.

Holly è una diciannovenne briosa e spensierata che vive a New York in un appartamento senza mobili e con un gatto randagio che ha adottato ma a cui non ha mai dato un nome, perché vive tutto come una situazione di passaggio (lo si intuisce anche dal biglietto da visita sulla cassetta delle lettere: Signorina Holly Golightly, in transito).

Holly è generosa, ingenua ed altruista, ed a causa di queste sue caratteristiche finisce sempre per trovarsi coinvolta in situazioni paradossali.

Grazie alla sua bellezza ed alla sua vena di follia e stravaganza, affascina chiunque incroci la sua strada, dal vicino di casa aspirante scrittore (voce narrante del libro) al vecchio barista che ne è innamorato platonicamente, dall’agente hollywoodiano che vorrebbe trasformarla nella nuova star del cinema al gangster detenuto a Sing Sing.

« (…) Non voglio possedere niente finché non avrò trovato un posto dove io e le cose faremo un tutto unico. Non so ancora precisamente dove sarà. Ma so com’è.» Sorrise e lasciò cadere il gatto sul pavimento. «È come da Tiffany,» disse. «Non che me ne freghi niente dei gioielli. I brillanti, sì. Ma è cafone portare brillanti prima dei quaranta, ed è anche pericoloso. (…) Ma non è per questo che vado pazza per Tiffany. Sapete quei giorni, quando vi prendono le paturnie?» (…) « (…) le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di cosa si ha paura. (…) Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po’ di mobili e darei un nome al gatto.»

De ProfundisDe Profundis è il titolo che fu attribuito ad una lettera privata dal curatore e amico di Oscar Wilde, Robert Ross, il quale dopo averla consegnata seguendo le istruzioni dell'autore quando questi uscì dal carcere, conservò il manoscritto originale, forse ispirato dalla consapevolezza (pari almeno a quella di Wilde stesso) della superficialità del destinatario, Lord Alfred Douglas, Bosie, l'affascinante amico, più giovane di Wilde di sedici anni. E' una lettera lunghissima, l'unica testimonianza realmente autobiografica di O.W. Già nelle prime pagine ci si ritrova nel bel mezzo di un saggio, una stesura della propria filosofia di vita, delle proprie idee sull'arte, sulla religione, sui rapporti umani, sull'esistenza: sia l'architettura che la forma sono quelle dell'arte. Di grande intensità le pagine in cui riflette sulla figura di Gesù e il suo ruolo rivoluzionario, soprattutto sotto l'aspetto dell'evoluzione psichica e sociale dell'uomo nella storia.

A tratti è difficile riconoscere un intento diverso da quello artistico, pur sotto l'aspetto di una lettera di accusa o forse più di paterno rimprovero nei confronti del suo amico, che viene definito superficiale, approfittatore, egoista e privo di sensibilità. Tantissime le citazioni classiche, i riferimenti letterari, sembra quasi che Wilde volesse annientare Bosie con il peso della sua sconfinata cultura, al punto che in ben più di occasione nasce il sopetto che mancasse completamente di sincerità. Non si può escludere del tutto. Si deve infatti necessariamente tenere conto della personalità complessa con cui si sta trattando anche nella situazione opprimente in cui versava in quel particolare momento. La lettera veniva scritta da un Oscar Wilde detenuto nel carcere di Reading essendo stato accusato di "gross indecency", "oscena indecenza" (accusa che veniva portata verso ogni comportamento o atteggiamento che avesse a che fare con l'omosessualità), proprio dal marchese di Queensberry, padre di Bosie, ed essendo poi stato processato per bancarotta e aver perso tutti i suoi averi, i suoi tesori d'arte, la preziosa biblioteca; senza poter trascurare la completa rovina dal punto di vista artistico. Al momento dell'arresto ben tre commedie di O.W. venivano rappresentate a Londra, che era all'apice della popolarità, era stato già scritto il Ritratto di Dorian Gray, ed era in lavorazione la traduzione dal francese di Salomè.

La storia di questa lettera nasce con le peripezie mondane di O.W. La sua amicizia con Bosie era fatta di lusso sfrenato, mondanità dispendiosa e giovani amicizie maschili, il tutto con una notevole predilezione per situazioni torbide anche ostentate, ma sotto la giustificazione tutta personale della sua filosofia di vita e dell'arte, che se per O.W. era in verità la molla principale dell'esistenza, non era forse l'unico lato della sua personalità ad essere ammirato dall'opinione pubblica dell'epoca, che lui amava influenzare e scandalizzare al tempo stesso. Mentre può risultare quasi imbarazzante per noi oggi leggere questo libro, con la sensazione di stare lì a sbirciare fra le carte private di un uomo non certo ordinario, tutto questo equivale anche al trovarsi tra le mani la prova inconfutabile di avere a che fare con una personalità in cui non è davvero possibile scindere il genio artistico dal genio intellettuale. La consapevolezza del proprio genio qui si rivela condizione ideale perchè il genio si esprima, che l'elogio dell'umiltà di cui in molte pagine si legge nei confronti della vita, non ha niente a che fare con la posa di chi sottovaluta sè stesso: semmai è quella di chi, consapevole della propria statura, è obbligato, anche per via delle proprie scelte passate, a rivedere la propria vita per intero, a porsi in un'ottica esistenziale completamente diversa: quella di chi ha conosciuto il dolore, la sofferenza, la privazione di tutto ciò che negli anni era riuscito a costruire. Ma senza cadere completamente nella trappola di O.W., in cui questo tipo di atteggiamento non può che essere, e per sua stessa ammissione, anche e soprattutto estetico. Forse fu solo una certa arroganza ad essere ridimensionata a cause delle difficoltà in cui si trovò, ma il tema estetico rimase sempre la guida di un uomo artista per antonomasia, lui che, come ebbe a dire ad Andrè Gide, aveva profuso tutto il suo genio nella vita, per dedicare alle sue opere soltanto il talento.

 


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lunedì, 09 febbraio 2009

Parole non mie

Quello che governo e Vaticano stanno creando attorno al caso di Eluana Englaro va al di là di ogni decenza, di ogni morale, del rispetto dell'uomo e della propria dignità. La gravità e la bassezza delle ultime mosse del nano e dei suo amici preti per evitare che venga commesso un omicidio non possono che suscitare rabbia, indignazione, senso di impotenza e frustrazione in chi lotta per il rispetto della volontà del paziente e dei suoi familiari, in chi vorrebbe porre fine alle continue umiliazioni e ingiustizie che questi ultimi sono costretti a subire, in chi crede che un essere umano dopo diciassette anni di vita artificiale abbia il diritto di morire in pace.

Non sono, probabilmente, la persona più adatta a parlare, ma voglio riportare le parole di un mio collega, Federico, il quale ha vissuto una storia simile in prima persona.

"E' parecchio tempo, forse troppo, che il caso di Eluana Englaro rimbalza su tutti i media.
Medici, politici, costituzionalisti, veline, soubrette e tronisti, ognuno dice la sua su questo caso umano.

Io, se permettete, vorrei dire la mia.

Non perchè mi reputi più intelligente, ma perchè so cosa voglia dire assistere una persona in coma, ho vissuto i problemi, le paure, i dolori e le speranze.

Il coma, o stato vegetativo, è, molte volte, non solo il risultato di una malattia o di un incidente, ma è, e questo è un paradosso, il risultato degli incredibili passi avanti che ha fatto la medicina della rianimazione.

Fino a 20anni fa chi subiva un incidente con pesanti traumi alla testa, aveva un infarto o qualche altra malattia tale da compromettere le funzionalità cerebrali, moriva.

Adesso la medicina invece, in questi casi, ti mette in condizione di "non vivere", lasciandoti appeso e sospeso in quella condizione chiamata coma, un limbo dantesco di vita-non vita.

Ho visto qualcuno, una piccola percentuale, riprendersi dal coma, in maniera più o meno completa. Ma chi è riuscito a riprendersi lo faceva dopo aver vissuto in quel limbo per un tempo non superiore a qualche mese, al massimo 6 mesi.

Ho visto molti, invece, rimanere su quel letto in perenne compagnia del sibilo del compressore del materasso anti-decubito, con la trachea forata per farti respirare, un tubo nello stomaco per farti mangiare e una flebo attaccata per farti sopravvivere, iniettandoti enormi quantità di medicinali con effetti collaterali a volte ben più gravi della malattia stessa.

Perchè alla fine, per quanti bei discorsi si possano fare e per quante speranze si possano nutrire, è di "sopravvivere" che si tratta, non di vivere.

Non si può avere neanche una lontana idea di quanti problemi una persona in stato vegetativo debba affrontare.
Oltre al danno cerebrale vi sono un'infinità di altri problemi: polmoniti, causate dalla posizione supina, ossa calcificate, decubiti, infezioni dovute all'indebolimento del sistema immunitario, atrofia muscolare.

La verità è che il coma non è come si vede nei film che ad un certo punto si accende la scintilla ed il malato si risveglia, parla e mangia come se niente fosse.
Qualora ci sia veramente una scintilla, e succede solo in pochissimi casi, il percorso per tornare a "vivere" è veramente molto lungo, a volte così lungo che non se ne vedrà mai la fine.

Eluana è in coma dal 1992, aveva appena 22 anni.
Sono 17 anni che è supina su un letto.
Sono 17 anni che è alimentata da un sondino gastrico.
Sono 17 anni che non muove una mano, un braccio o un dito.

La verità è che Eluana, come altre migliaia di persone nel suo stesso stato, è già morta, lei se ne è già accorta da tanto, siamo solo noi che ancora non lo capiamo.

Ci dicono che l'uomo non ha il diritto di decidere di lasciar morire un'altra persona. E' vero.

Ma è altrettanto vero che L'UOMO NON HA IL DIRITTO DI NON LASCIAR MORIRE UNA PERSONA.

Ci dicono che Dio dà la vita e solo Dio la toglie. Sono d'accordo al 100%.

Dio, ad Eluana, la vita l'ha già tolta, siamo noi che gliela stiamo impropriamente trattenendo.

Vivere è un diritto. Morire anche.

Lasciare che Eluana muoia "clinicamente" in una maniera barbara, tramite la sospensione dell'alimentazione, toglie all'umanità intera, quel poco di dignità che le rimane.

Eluana, io spero fortemente, per te e per i tuoi cari, che tu possa finalmente spegnerti in pace, senza sofferenza e dolore.
Spero che ti possa quanto prima risvegliare, appena 22enne, in una meravigliosa giornata di sole e che tu possa correre, saltare, gioire e VIVERE nuovamente in quel luogo comunemente chiamato paradiso.

Lasciare che Eluana rimanga attacata ad una vita che non le appartiene più è egoismo, cecità e codardia.

Lasciare che Eluana muoia dignitosamente è solo un gesto di amore."
E comunque, quando ammetteremo chi è che realmente fa il bello e il cattivo tempo in Italia sarà sempre troppo tardi. Paese schiavo del Vaticano....

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lunedì, 26 gennaio 2009

Quest'uomo riesce sempre a smuovere qualcosa in me...

Berlusconi sugli stupri, gaffe e polemiche

Il premier: "Evitarli? Servirebbero tanti soldati quante belle donne". Poi la rettifica: "Era un complimento"

BerluSASSARI - Silvio Berlusconi interviene sulla vicenda degli stupri nella Capitale e a Guidonia e lo fa con dichiarazioni che hanno suscitato vive polemiche da parte dell'opposizione. «Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare - ha detto il premier - . Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» ha aggiunto. Parole che non sono piaciute in primis al segretario del Pd Walter Veltroni, che le ha apostrofate come «un'offesa alle donne e come ennesima battuta su un dramma».

«SINISTRA MESCHINA» - In un secondo momento il presidente del Consiglio è tornato sulle sue parole replicando a Veltroni («ha detto una grande oscenità, come gli capita di sovente») e specificando che «lo stupro è un reato indegno, incivile ed esecrabile. Punto e basta. È un punto fermo - ha aggiunto il premier - il mio era un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni». «Le parole dell'opposizione sono una grande oscenità, non ciò che ho detto io», ha affermato il Cavaliere. «Se ci sono stati uomini della sinistra che hanno speculato su questa mia frase - ha aggiunto ancora - loro sono esecrabili e si devono vergognare veramente. Io vado avanti e dico le cose che penso». Pesanti le critiche del premier alla sinistra: «L'opposizione si illustra sempre di più per quello che è, la sinistra che abbiamo è di una meschinità e di una inconcludenza assoluta e totale. Peggio per noi; che si vergognino». Il presidente del Consiglio ha provato dunque a spiegare meglio il senso della frase pronunciata in mattinata. «Se mi si domanda qualcosa come se ci fossero delle colpe del ministro degli Interni, io devo difender il ministro degli Interni. Perchè non è possibile pensare che uno stato possa arrivare ad evitare certi accadimenti, che potrebbero essere evitati solo mettendo un rappresentante delle forze dell'ordine vicino ad ogni bella donna italiana». «Era un complimento alle belle donne italiane - ha ribadito il premier - perché le forze dell'ordine sono centomila, le belle donne alcune milioni». «E poi - ha voluto sottolineare Berlusconi - nel mio spirito non bisogna mai, in nessuna occasione, perdere il senso della leggerezza e dell'umorismo».

«LO STUPRO È UN TRAUMA» - «Lo stupro - è quanto sostiene il premier - è un reato assolutamente indegno, bisogna difendere le donne, è un trauma che rimane per la vita». E in merito alla violenza sessuale di di Capodanno a Roma il presidente del Consiglio ha voluto specificare di essere in «disaccordo totale con il giudice che ha messo fuori il responsabile di questo atto».

LAMPEDUSA E INTERCETTAZIONI - In mattinata il premier si era soffermato sulla questione sicurezza e sulla crisi di Lampedusa. «Fino a quando l'accordo non esce come definitivo dal Parlamento la Libia si ritiene non impegnata a promuovere quell'attività di controllo delle coste» ha spiegato il premier tornando sulla situazione dell'isola siciliana e spiegando che la Libia aspetta l'approvazione dell'intesa, approvazione - dice il premier - «che ci sarà in Senato entro il 31 di questo mese». Il premier, a Sassari per un comizio, ha comunque ribadito l’impegno del Governo sulla questione dell’immigrazione dopo i recenti fatti di Lampedusa: «Stiamo lavorando», sottolinea il premier, «ma nessuno ha la bacchetta magica». Berlusconi poi è tornato a spiegare che c'è anche una partita aperta con la Tunisia: «Ci sono 1.300 tunisini - che devono essere rimpatriati», ha detto il premier, «io ne ho parlato con il presidente tunisino Ben Alì. Nei prossimi giorni ci saranno incontri dei ministri Maroni e Frattini per mandare avanti gli accordi con Tunisi che il governo Prodi non ha fatto procedere». Da Berlusconi anche un accenno al nodo intercettazioni. «Le ultime vicende hanno dimostrato come queste intercettazioni siano una ferita inaccettabile della privacy, della sicurezza, della libertà dei cittadini» ha detto il premier, confermando circa l'archivio Genchi che «lo scandalo che è stato annunciato sarà importante perché si parla di centinaia di migliaia di persone sotto controllo per tempi lunghissimi».

 


Corriere della Sera, 25 gennaio 2009


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venerdì, 23 gennaio 2009

Tornero'...

...a breve. Il tempo di riprendermi e di avere qualcosa di nuovo da raccontare. Il blog sara' di nuovo vivo.


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venerdì, 16 gennaio 2009

Il Maestro e Margherita

Il Maestro e Margherita«Il Diavolo è il più appariscente personaggio del grande romanzo postumo di Bulgakov. Appare un mattino dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell'esistenza di Dio. Il neovenuto non è di questo parere...
Ma c'è ben altro: era anche presente al secondo interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato e ne dà ampia relazione in un capitolo che è forse il più stupefacente del libro...
Poco dopo, il demonio si esibisce al Teatro di varietà di fronte a un pubblico enorme...
Un romanzo-poema, o se volete, uno show in cui intervengono moltissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione».

                                                                           Eugenio Montale

 


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martedì, 23 dicembre 2008

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Christmas Fedesebbene io abbia passato da un pezzo l'eta' per scriverti, quest'anno ne sento il bisogno. Per prima cosa, sarei felice se riuscissi a caricarti sulla tua slitta tutto il 2008 e le cose brutte che lo hanno caratterizzato, e a portarlo il piu' lontano possibile da tutti noi, magari per seppellirlo in mezzo alla neve del tuo pase! E lo so che gentaccia come Brunetta o Gasparri sono effettivamente troppo brutti e le tue renne attuerebbero una protesta ma ti prego, se tieni a noi, levaceli dalle scatole!

Sotto l'albero, invece, mi piacerebbe trovare una buona dose di speranza e di ottimismo, per me e per tutti quelli che se lo meritano. Vorrei svegliarmi la mattina senza il patema d'animo che solo situazioni come precariato e minacce di cassa integrazione sono in grado di farti provare. Vorrei avere la certezza di essere in grado di pagare tutte le rate del mutuo per i prossimi venticinque anni senza problemi, anche se questo significasse dover rinunciare a vacanze e giri di shopping. Vorrei avere un contratto di lavoro che mi restituisca la dignita' , che mi faccia sentire apprezzata e non una pedina o un jolly sostituibili in qualsiasi momento. Vorrei poter continuare a costruire la mia vita e la mia famiglia in maniera serena e stabile, con equilibrio e tenendo sempre a mente le cose importanti, senza aver paura che sia qualcun altro a decidere per me. Vorrei che tutte le persone che amo fossero sempre felici, in buona salute, e vicine a me, e vorrei non avere mai rimpianti o recriminazioni di alcun genere.

Inoltre, caro Babbo, mi piacerebbe ricevere i doni della pazienza e della calma nell'affrontare le sfide di ogni giorno cosi' come nella vita a due. Fammi essere piu' saggia, piu' equilibrata, piu' matura, piu' pacata e meno vulcanica nei miei atteggiamenti, e te ne saro' infinitamente grata.

E ora passiamo alle richieste sceme. Per il 2009 vorrei: che la Lazio finisse il campionato sopra la Roma, e che quest'ultima non arrivasse nemmeno in Champions League. Vorrei che l'Italia si liberasse dalla piaga del Berlusconismo una volta per tutte e che gli italiani si levassero le fette di prosciutto dagli occhi. Vorrei che i nostri politici la smettessero di prenderci per il culo e magari ci raccontassero la verita' su cio' che e' stato e cio' che ci aspetta per i prossimi decenni (Lo so, sei Babbo Natale, non uno che fa miracoli, ma forse con un po' di impegno...). Vorrei che gentaglia come Calderoli, Maroni, Capezzone e Cicchitto fossero spediti a raccogliere il riso in Vietnam fino alla fine dei loro giorni, e che soubrettine, veline varie e alcune ministre finissero a fare le operaie alla Thyssen Krupp a 1200 euro al mese. Vorrei che uno tsunami si abbattesse su tutti i reality e che fosse possibile far tornare normali quelli che li guardano. E, per finire, vorrei Vladimir Luxuria presidente del consiglio, niente piu' celulite, un viaggio in India e una vincita sostanziosa al gratta e vinci per sistemare me, Carlo e i miei.

Su, Babbino, in fondo quest'anno sono stata buona!

Auguri di Buon Natale a tutti!


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venerdì, 05 dicembre 2008

Questa e' l'ultima!

E il premier "lancia" il dvd su Craxi: "Andrebbe proiettato nelle scuole"

"Vittima di una falsa rivoluzione". Il Pd: "È grato a Bettino perché lo salvò"

Via CraxiROMA — Sarà in vendita tra pochi giorni in librerie e videoteche, e Silvio Berlusconi — che ne scrive la prefazione in un pamphlet allegato — vorrebbe addirittura «proiettarlo» nelle scuole. È il cortometraggio in dvd su Bettino Craxi, «La mia vita è stata una corsa», prodotto dalla fondazione della figlia dell'ex leader del Psi, Stefania. Ed è una ricostruzione che, secondo l'opinione del premier (del cui intervento dà un'anticipazione Panorama), pronuncia finalmente parole di verità su quella che è stata la stagione più buia dell'Italia, quella di Tangentopoli. Che ancora lo lascia molto amareggiato: «Io non sono affatto esperto di magistratura, sono i 903 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo per 12 anni che sono esperti di me e del mio gruppo», le sue parole affidate ieri ai giornalisti.

«Il cortometraggio su Bettino Craxi — scrive dunque Berlusconi — andrebbe proiettato anche nelle scuole, per dare alle nuove generazioni i necessari spunti di riflessione sul modo in cui è finita la Prima Repubblica e sulla falsa rivoluzione giudiziaria che portò alcuni settori della magistratura a teorizzare la supplenza delle toghe sulla politica». Craxi invece — ne è convinto il premier che del leader socialista fu anche grande amico personale — primo «fautore delle riforme istituzionali, è stato un precursore della sinistra moderna di cui in Italia, purtroppo, non si vede ancora una traccia definita».

Sulla proposta di Berlusconi è durissimo Vincenzo Vita, Pd: «Assurda e di pessimo gusto. Speriamo solo che sia ascrivibile ad una delle boutade cui Berlusconi ci ha amaramente abituato». E questo perché «è comprensibile la riconoscenza di Berlusconi verso Craxi che, da premier, salvò con un decreto ad personam il nascente impero mediatico dell'attuale premier. E non fu uno strappo da niente. Da allora ci portiamo dietro un vulnus mai sanato. Tuttavia il troppo è troppo. E poi, che colpa hanno da espiare le nuove generazioni per quello che all'epoca fu definito il disastro latino delle comunicazioni?».

(Corriere della Sera - 5 dicembre 2008)

In questo clima sereno e di grande prosperita' il nostro fantastico premier non trova nulla di meglio da fare che scrivere la prefazione di un dvd su un ladro che ha buttato l'Italia nella merda...ed ha il coraggio di dire che bisognerebbe proiettarlo nelle scuole!!! Cosi' tra qualche anno ci sara' la beatificazione del Duce, la riabilitazione di Toto' Riina e anche di quelli della banda della Magliana, che in fondo erano dei ragazzotti simpatici e tanto religiosi.

Caro Babbo Natale, quest'anno non chiedo di trovare nulla di particolare sotto l'albero. Ti chiedo, pero', di liberarci dalle teste di cazzo che popolano questo paese. Possibilmente in fretta. Grazie!


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giovedì, 20 novembre 2008

Un classico che non poteva mancare

Cime TempestoseCime tempestose appare nel 1847 in una Inghilterra già frenata dai pudori vittoriani; è l'unico romanzo di una scrittrice di ventotto anni prossima alla morte perché consumata dalla tisi. Il libro, stampato in proprio e in poche copie, non desta, come del resto quelli delle sorelle, grande interesse; in seguito si imporrà come singolare capolavoro della letteratura inglese. Nella solitaria e selvaggia brughiera dello Yorkshire si consuma una tumultuosa e distruttiva passione amorosa. Tutti i tormentati contrasti che s'innescano tra gli abitanti di una agiata dimora a fondo valle e quelli di una fattoria su di un colle ventoso convergono nella figura del trovatello Heathcliff. Le contraddittorie e velenose passioni umane innestano nell'amore la sofferenza e la crudele vendetta.
Il modello del romanzo "gotico" è superato perché reso incandescente attraverso suggestioni simboliche e spunti di eccezionale intensità emotiva. L'esplorazione di contrastati affetti e di emozioni estreme non intacca la duttile esattezza di uno stile che fa a "pezzi tutti i parametri di conoscenza degli esseri umani, per poi infondere a quelle irriconoscibili trasparenze un tale soffio di vita da portarle a trascendere la realtà" (V. Woolf).


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venerdì, 14 novembre 2008

Oggi sono incazzosa, quindi occhio...

Sara' il venerdi', sara' l'aria frizzantina, sara' che per il momento non piove, sara' che mi sono un po' rotta le palle in generale, ma oggi sto particolarmente carica. Sara' anche perche' tra qualche ora avro' il mio primo colloquio di lavoro dopo un anno e mezzo in cui mi sono risparmiata la trafila interminabile delle domande idiote? Non ci sono novita' grandissime, tranne che il progetto su cui lavoro tra due mesi chiude. Due mesi esatti di attivita' e poi tutti a casa, back to Calgary. Non ci sono soldi, il petrolio sta a 52 dollari al barile, le banche nordamericane non sganciano moneta, la crisi economica ci ha investiti in pieno e tramortiti talmente tanto che non ce l'abbiamo fatta a rialzarci. Io rimarro' con loro fino alla fine e comunque il mio contratto scade a maggio e di certo non mi possono sbattere fuori fino a quella data...poi si vedra'. Dovrei essere ricollocata su qualche altro progetto ma ancora non si sa nulla di sicuro...quindi, via, ho ricominciato a mandare qualcosa in giro, anche se non troppo convinta, e la prima societa' che mi ha contattata era proprio l'unica che non avevo cercato! Tra l'altro proprio loro me ne hanno gia' fatti due di colloqui, tanto tempo fa, per poi svanire nel nulla, e manco si ricordavano. Vado a sentire che vogliono e che hanno da offrirmi, ma stavolta se mi sento rifare la fatidica domanda "Signorina, lei ha figli? Ne vuole?" giuro che rispondo con un bel "No, sono sterile, non ne posso avere" cosi' se mi assumono e poi rimango incinta posso sempre gridare al miracolo...'fanculo!

Il gene dell'incazzosita' si sta sviluppando sempre di piu' in me...speriamo serva a qualcosa!


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Bastardi

Maledetti bastardi, vi auguro di marcire nel luogo piu' melmoso e putrido che esista al mondo, esseri schifosi e indegni di continuare a respirare.

Scuola Diaz 1

Scuola Diaz 2

Scuola Diaz 3

Scuola Diaz 4